Polyhistor Edizioni

Tradizione classica e cultura umanistica nel «De disciplinis» di Vives

di Valerio Del Nero

2015

Nato a València nel 1492/3 da una famiglia di giudeoconversi, Juan Luis Vives lascia la città natale all’età di circa sedici anni alla volta di Parigi, dove prosegue la sua formazione universitaria. Non tornerà più in Spagna per il motivo che la sua famiglia verrà sottoposta a durissimi procedimenti inquisitoriali. Parigi è il luogo sia dell’impatto negativo con la cultura scolastica sia quello del primo approccio con la cultura umanistica, alla quale si convertirà totalmente in breve tempo. Il De disciplinis, nei due suoi aspetti complementari di critica del sapere tradizionale e di rinnovamento dei suoi fondamenti, è uno dei testi chiave del Rinascimento europeo, nel quale si fondono in maniera originale critiche severe al sapere scolastico tradizionale, metodologie umanistiche di ricerca, proposte educative e pedagogiche inserite nella salda cornice di valori etici e religiosi, che fanno di Vives uno dei tipici rappresentanti dell’umanesimo cristiano.


Apologia Mulierum. In difesa delle donne

di Pompeo Colonna, a cura di Franco Minonzio

2015, 172 p

Nato a Roma nel 1479, uomo d'arme, aristocratico della più schietta tradizione romana, avviato alla carriera ecclesiastica per salvaguardare le posizioni dinastiche della famiglia, Pompeo Colonna divenne vescovo, nel 1508, sotto Giulio II, e cardinale nel 1517, sotto Leone X. La crescente ostilità politica verso Clemente VII, lo mosse a compiere una scorreria militare in Vaticano nel 1526, che aprì la strada l'anno dopo al Sacco di Roma delle armate imperiali. Ravveduto, contribuì alla liberazione del pontefice e fu artefice della sconfitta dei Francesi, assumendo le funzioni di viceré di Napoli, carica che tenne con severità che parve eccessiva. Destituito, morì nel 1532, forse di veleno. Scrisse, probabilmente nel 1529, questo trattato In difesa delle donne (Apologia  mulierum), dedicato alla cugina Vittoria Colonna. Il testo si inserisce nel ricco dibattito critico (tra gli altri, Capra, Castiglione e Giovio) dei primi decenni del '500 quando in Italia la crescita d'importanza di donne di condizione signorile impose alla discussione teorica l'identità e la dignità femminili nella società: un tema che Colonna sviluppa da posizioni egualitarie, rivendicando alla donna un ruolo nella vita amministrativa e politica. Un testo, l'Apologia mulierum, qui per la prima volta tradotto e commentato, che collide con l'immagine pubblica del suo autore, e mostra dunque, in tutta la sua evidenza, l'ambiguità dell'esistenza del Colonna, e la tragicità della sua figura, mossa da un destino cui non seppe contrapporsi, avvertendone tuttavia il dominio paralizzante con doloroso, impotente, pentimento.


Larius. Uno sguardo sul Lario di straordinaria modernità

Di Sigismondo Boldoni

A cura di Franco Minozio

2014, 128 p

Il "Larius" è l'opera prima di Sigismondo Boldoni (Bellano 1597 - Pavia 1630), pubblicata nel 1617 a Padova, ove egli era riparato dopo il ferimento di un fratello. Medico e filosofo, chiamato nel 1622 a ricoprire una cattedra all'università di Pavia, Boldoni fu precoce scrittore e originale poeta, latino e volgare. Trattato corografico in forma di periplo lacustre, il "Larius" fonde magistralmente descrizione e reinvenzione del paesaggio: dei luoghi lariani esso compone un'immagine aderente alla loro realtà storica agli inizi del XVII secolo, dotandola tuttavia di una fascinosa carica allusiva, di una fortissima capacità di evocazione.



L’altro Medici. Come il Medeghino s’insignorì del Lario

A cura di Franco Minonzio

2013, 126 p

Tenace e crudele, astuto e temerario, avido e bugiardo, spietato – in egual misura – sui facoltosi e sui reietti, non incapace di qualche, raro, atto magnanimo verso i sudditi, Giangiacomo de’ Medici (1498-1555) dava il meglio di sé quand’era, o sembrava essere, con le spalle al muro. Un abile architetto di costruzioni effimere: tali furono le piazzeforti che prese (Chiavenna, Morbegno, Monguzzo), ben sapendo che non le avrebbe potute tenere; tale la improbabile, eppur effettiva e duratura, supremazia navale sul lago; tale, per un decennio, il suo stesso dominio personale, uno stato impalpabile ma autorizzato a batter moneta, incarnato nella rocca che da Musso dominava l’alto Lario.


«con l’appendice di molti eccellenti poeti». Gli epitaffi degli Elogia degli uomini d’arme di Paolo Giovio

Di Franco Minonzio

2012, 232 p

Quando nel 2006 fu pubblicata da Einaudi l’edizione in traduzione italiana (Elogi degli uomini illustri) delle due serie degli Elogia gioviani, quella dei letterati (1546) e quella degli uomini d’arme (1551), ragioni di opportunità editoriale dettate dal rispetto dell’economia quantitativa dell’edizione ne fecero escludere le appendici poetiche degli Elogia degli uomini d’arme, decisamente ipertrofiche nel numero e nell’estensione. Consapevole del loro rilievo strutturale nel disegno degli Elogia e della loro importanza documentaria, mentre ancora attendeva alla cura dell’edizione Einaudi, Franco Minonzio decise di offrirne una presentazione separata in un saggio che li rendesse accessibili in traduzione italiana con testo latino, ed assicurasse spazio e risalto ai poeti, per lo più giovani, numerosi e dal profilo sfuggente, autori dei carmina.


Chiarezza e metodo

Di  Franco Minonzio

2006, 144 p

La scelta di dedicarsi agli studi matematici coincide per lei con il deporre ogni indulgenza verso l'accademismo ozioso: il frutto di anni di intensa appropriazione dell'analisi furono i due tomi delle Istituzioni analitiche ad uso della gioventù italiana. In Milano, nella Regia-Ducal Corte, 1748, un manuale che si proponeva lo scopo di divulgare, con chiarezza e semplicità, la nuova analisi infinitesimale. Al clamore, anche a quello onorevole del successo intellettuale, Maria Gaetana preferì il silenzio operoso della carità: con una scelta, che pare repentina e immotivata solo a chi resta inerte innanzi alla profondità della sua vita morale, impiegò la seconda, e più lunga, metà della sua esistenza aprendo la sua casa alle donne povere ed inferme, profondendo i suoi beni in lungimiranti opere di carità, quali la fondazione, nel 1771, del Pio Albergo Trivulzio, giungendo - per ottenere i mezzi finanziari necessari - ad umiliarsi e a farsi anch'essa mendica.