Parole nel tempo è una libreria di cultura, aperta a Lecco nel maggio 2015. Nata come attività di Polyhistor (2011), editrice specializzata in studi e testi sul Rinascimento, la libreria Parole nel tempo esprime una forte caratterizzazione culturale, nelle proposte di autori e libri, nella messa in risalto di case editrici e progetti editoriali: attenta a opere che rivelano un nuovo punto di vista sulla realtà o imprimono una svolta entro un settore di studi, essa valorizza piccoli e medi editori impegnati in una ricerca originale. Nella libreria, dotata di un settore DVD e CD, uno spazio permanente è adibito a presentazioni di libri, conferenze, lezioni, gruppi di lettura: radicata nella tradizione, cerca un passaggio verso i nuovi continenti del digitale. Offre un'attenta e competente consulenza bibliografica e un efficace servizio prenotazioni.

 

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La stampa dice di noi

Una piccola rassegna degli articoli che parlano delle nostre iniziative e del nostro lavoro


La casa “Polyhistor Edizioni”, costituita a Lecco nel 2011, inaugura la sua attività avviando, in coedizione con “Lampi di stampa” del gruppo Messaggerie Italiane, con la formula “print on demand”, la sua prima collana, dal titolo “Rinascimento. Le Imprese”, diretta da Franco Minonzio, ed articolata in due serie, di studi e di testi, a coprire l'arco cronologico 1400-1600. Nostra ambizione è di pubblicare libri rappresentativi della straordinaria ricchezza della cultura rinascimentale, ricerche capaci di dischiudere, sulla base di indagini originali, nuove interpretazioni in aree poco frequentate della letteratura, della filosofia e della scienza entro l'ambito cronologico dei secoli XV-XVII. La casa editrice Polyhistor si accinge a varare la sua “piccioletta barca” in tempi poco inclini alla navigazione in mare aperto: anni nei quali il monito lucreziano («È dolce, quando i venti sconvolgono le distese del mare, guardare da terra i grandi travagli di altri») può suonare forse più facilmente come “rapsodia per una serenità egoistica”, piuttosto che come astensione dall'irrazionalità di scelte autodistruttive o come attivo impegno civile nel contrastarle. Ma, per stare all'immagine, anche v'è modo e modo d'imbarcarsi: chi ritiene che le più rovinose tempeste siano oggi la fuga dal pensiero, una ragione che abdica al suo ruolo e una parola complice che dissimula, deve con forza rivendicare la necessità di più larga cultura, di più profondo sapere critico, e dell'emergere di nuove generazioni di lettori. La scelta del Rinascimento è senza dubbio un banco di prova consentaneo a tali opzioni generali: sono i secoli nei quali l'Italia si mostra capace di elaborare ed esportare modelli culturali, esprimendo ancora una piena appartenenza al “lessico intellettuale europeo”, ma anche sono i secoli nei quali, in Italia, matura la perdita della libertà politica e il fallimento di una riforma del sentimento religioso: secoli, e perfino decenni, cruciali che furono incubatrice storica dei vizi italici (piaggeria, servilismo, retorica, indifferentismo religioso mascherato da devozione, etc.), mali dei quali ancor oggi, come nazione, paghiamo amaro prezzo.